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           La Capella Grande

           Nella Cappella si tenevano cerimonie religiose di grande importanza alla presenza della corte. Le uniche descrizioni che ci sono pervenute sono quelle annotate da Orazio Bevilacqua, barbiere di Ranuccio II, nel suo diario; l' Inventario della Cittadella del 1691, infatti, indica soltanto la Pala d'altare: “ quadro grande con sopra la beata Vergine di Loreto, i quattro Evangelisti, coro d'angeli che si crede di Marino Oddi posti in ancona alta tutta dorata”.

           Dal Diario Bevilacqua provengono le seguenti notizie di cronaca sull'arredo e sull'uso. Nel gennaio 1675, mentre si terminavano gli affreschi e gli ornamenti in legno dorato per l'appartamento della duchessa al primo piano, si risistemò la Cappella; i sarti lavoravano alle sedie, il sellaro ne fissava l'imbottitura con chiodi d'argento, si cambiavano le vetrate (invetriate), si mettevano lampadari (luminari) di cristallo. Nel dicembre dell'anno successivo il duca aveva ordinato la nuova tappezzeria della Cappella, che fu terminata in gennaio; era di damasco cremisi con frange d'oro.

           La Cappella era usata in grandi occasioni: vi si tenne il matrimonio della contessa Chiapponi, dama della duchessa, nel gennaio del 1675, con un concerto d'organo e con “violone et violini et tromba”, con un maestro di cappella; perfino il duca cantò un motivo ripreso poi dalla voce bianca dell'eunuco.

           Ancora alla metà del gennaio 1677, dopo che il duca vi aveva ascoltato messa per capodanno, fu celebrato il matrimonio fra Costanza Pallavicino e Orazio Scotti; anche in questo caso erano presenti nelle cantorie il maestro di cappella Marco Ochiellini e musici con violini e violoni.

           Altre volte il duca aveva assistito al battesimo di un ebreo officiato dal vescovo (1676, 1675) e alla cresima dei principini, alla presenza di molta nobiltà e di rappresentanti di Modena, di cui era duchessa sua figlia Margherita. Altro matrimonio illustre fu quello Scotti-Anguissola con susseguente festa nel Palazzo. Anche gli ospiti illustri, come i cardinali in visita privata, tenevano funzioni liturgiche.

           Dunque la vicenda della “Capella Grande” è sempre stata legata alla fortuna degli appartamenti ducali visitati da alte personalità e ha sempre esaltato la sua destinazione alla musicalità. Le devozioni ordinarie e quotidiane venivano infatti tenute nelle “capeline” del duca e della duchessa annesse ai rispettivi appartamenti e per questo chiamate anche “secrete”.

           L'assetto della Cappella Grande rimase tale fino al 1734, quando i palazzi farnesiani furono vuotati da Carlo di Borbone, passato a Napoli, per cui il palazzo piacentino, privato di tutti i fastosi arredi, decadde verso un triste abbandono. Era abitato soltanto da funzionari di corte e da una ridotta guarnigione militare; soltanto nel 1745 fu preparato con addobbi il salone dell'appartamento stuccato per giurare fedeltà alla regina Elisabetta Farnese e per accogliere il nuovo duca Filippo, infante di Spagna e fratello di Carlo, che aveva trasferito tutti gli arredi e le collezioni artistiche farnesiane a Napoli. Verso il 1745 la Cappella fu abitata dal Governatore della città.

           Con l'occupazione delle truppe francesi, il Palazzo ducale e altri grandi edifici religiosi (Sant'Agostino, San Sepolcro) furono stravolti dall'uso militare, che divenne fattore di degrado. Nel sotterraneo del Palazzo furono inserite le carceri militari e criminali, al piano rialzato nell'appartamento stuccato fu ricavato l'alloggio del prefetto verso il 1811; dopo il 1816 venne aperta perfino una Sala di Lavoro (o di Industria) diretta dalla Commissione di Beneficenza, che interessò un migliaio di individui nel primo anno per la produzione di filati di lino, canapa e cotone, diretta dal conte Caracciolo; essa impiegava molti emarginati sociali, ma aveva raggiunto un buon grado di efficienza e di qualità. L'esperimento terminò presto, dovendosi sgomberare quegli spazi per l'arrivo del corpo austriaco dei tirolesi, finchè con la Convenzione del 1822 il Palazzo diventò caserma dell'esercito austriaco alle dirette dipendenze di Vienna.

           Durante l'uso militare austriaco e poi del regio esercito italiano la Cappella non subì manomissioni e mantenne forse la destinazione iniziale per celebrazioni liturgiche.



* L'immagine raffigura: Presbiterio con cantoria.